STAS – Museo della ceramica d’uso a Corneto

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Centro Storico

STAS – Museo della ceramica d’uso a Corneto

Palazzo dei Priori

Il Museo della Ceramica è ospitato nel Duecentesco Il Museo della Ceramica è ospitato nel Duecentesco Palazzo dei Priori, sede della Società tarquiniense d’Arte e Storia (STAS), ed espone, chiarendone la funzione, i materiali rinvenuti nei “butti” del Palazzo (uno situato di fronte all’entrata del Museo e a tutt’oggi visibile) e i reperti della Collezione Cultrera (archeologo fondatore e primo presidente della STAS), ritrovati in scavi non controllati nel centro storico di Tarquinia tra il 1993 e il 1995.
Il primo allestimento risale al 1993, ma nel 2011 il Museo è stato completamente rivisto ed arricchito di nuovi reperti, prendendo il titolo di “Reperti dei butti di Palazzo dei Priori: dal restauro all’esposizione”. Esso vede, in esposizione permanente e disposti su due sale, oltre 300 reperti tra ceramiche, monete, vetri, gioielli, oggetti in bronzo e in osso lavorato, utensili in ferro, oggetti d’uso quotidiano e di decoro. Questi oggetti testimoniano lo stile di vita e la quotidianità delle persone che in quel lontano Medioevo abitarono nel Palazzo e sono comunque riflesso della storia di Corneto tra XIII e XVIII secolo.
Nel Museo è visibile anche la ricostruzione di una cucina portata alla luce nel 2005 nel corso di scavi in Piazza del Duomo, appartenente all’avancorpo del palazzo della famiglia romana dei Savelli. Addossati al poderoso basamento di una torre, erano alcuni ambienti tra cui la cucina seminterrata di cui si conservavano il piano di cottura con la legnaia, sotto la quale ricadeva un pozzo di butto, ricco di reperti di diversi natura. Sono state distinte due fasi costruttive, precedenti la distruzione del palazzo, avvenuta verso la fine del ‘600: una più antica del XII-XIV sec., periodo di massima affermazione della famiglia per i suoi legami con il papato, e una recente, tra XV e XVII sec., in cui si assiste alla ristrutturazione del complesso. La cucina ricostruita vuole suggerire al visitatore l’aspetto originario e, al contempo, simulare l’atmosfera di un ambiente di vita quotidiana e richiamare aspetti della storia e della cultura di Corneto in età rinascimentale.
Da segnalare anche la presenza di due piccolissimi lembi di velo chiaro tempestato da minuscole spille d’oro lucente, lavorato a forma di fiocco a tre nodi, che appartennero in vita e in morte alla madre di Napoleone Bonaparte, Maria Letizia Ramolino, che venne sepolta a Corneto nella chiesa delle monache passioniste dove rimase fino al 1851, quando, per volere del nipote imperatore, Napoleone III, insieme alla salma del fratello porporato, il Cardinale Flesch, fu trasferita nella cappella imperiale di Ajaccio. Al momento, il velo è in restauro.

Archivio
L’archivio ospita i carteggi e la corrispondenza Cardarelli, raccolti nel “Centro Studi Cardarelliani”, gli archivi e vari nuclei di documentazione privata relative ai secc. XIV e XX riguardanti le famiglie cornetane dei Falzacappa, Guaglia, Bruschi e Falgari, i protocolli del notaio Tommaso di Leonardo del ‘500, i registri parrochiali del ‘600, le cronache, tra cui quelle di Muzio Polidori, e le memorie dei processi per i moti del 1848-49 a Corneto.

www.artestoriatarquinia.it

Orari di apertura del Museo
Lunedì – mercoledì – venerdì 9.00-13.00 – 16.30-19.30
Sabato: 9.00-13.00

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Casa natale di Vincenzo Cardarelli

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Casa natale di Vincenzo Cardarelli

Corneto-Tarquinia 1887- Roma 1959

È un edificio che si affaccia su un piccolo cortile separato dalla via da un alto muro con un cancello di accesso sormontato da un arco a tutto sesto e circondato da una cornice in macco leggermente in rilievo in cui è evidenziata la chiave di volta dell’arco. Accanto all’ingresso una lapide in marmo ricorda che in quella casa il 1 maggio 1887 è nato V. Cardarelli (Corneto-Tarquinia 1887- Roma 1959). Poeta, saggista e prosatore, fondatore, insieme a R. Bacchelli, E. Cecchi ed altri intellettuali attivi a Roma negli anni Venti del Novecento, della rivista La Ronda (1919-23), è noto soprattutto per le poesie e per le note autobiografiche, in particolare sui numerosi viaggi.

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Fontana di Piazza

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Fontana di Piazza

1723-1725

La fontana monumentale collocata in Piazza Matteotti, di fronte al Palazzo Comunale, è composta da una vasca circolare in marmo, attorno al cui bordo si collocano quattro alzate, pure in marmo, con mascheroni barbuti posti ai due lati, dai quali cadono due getti d’acqua. Al centro sono collocati cinque elementi in peperino che formano una sorta di scogli, in capo ai quali si trovano quattro mensoloni.
Negli spazi fra i mensoloni sono riportati degli stemmi: sul lato verso il Corso Vittorio Emanuele lo stemma di papa Innocenzo XIII Conti, sul lato nord, verso il Palazzo Comunale, quello del Card. R. Imperiali, sul lato sud lo stemma di Corneto, mentre sul lato est è riportata un’epigrafe che riporta come il Card. Imperiali, Prefetto del Buon Governo, avesse portato a termine il nuovo acquedotto nell’anno 1724. Nelle volute inferiori dei mensoloni sono collocati dei mascheroni, dai quali esce un sottile getto d’acqua che va a cadere in quattro conchiglie sottostanti.

Al di sopra dei mensoloni si trova il basamento della colonna centrale, sormontata da una croce, al cui piedistallo sono quattro aquile che si fronteggiano due a due. La tradizione vuole che provenga da Palestrina, asportata nel 1435 dal Card. G. Vitelleschi, dopo aver distrutto la città, mentre in realtà si tratta di un’opera del sec. XVIII, precisamente realizzata tra il 1723 ed il 1725 su disegno dell’architetto F. Barigioni, che diresse anche i lavori per la sua realizzazione, eseguiti in appalto dallo scultore F. Pincellotti. Nel 1724 risulta terminato il nuovo acquedotto, costruito per sopperire alle carenze idriche della città, noto come “arcatelle”, ancora visibile lungo la strada che da Tarquinia porta a Monteromano: saranno le acque portate in città da questa condotta ad alimentare la fontana fino al 1870, anno in cui l’acquedotto settecentesco viene abbandonato ed entra in funzione il nuovo condotto.
Durante tutti questi lunghi anni e fino a non molti anni fa la fontana di piazza, accanto alla funzione decorativa e monumentale, ha costantemente svolto anche un ruolo determinante nella vita dei cittadini, che vi si sono sempre approvvigionati d’acqua.

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Sala degli Affreschi

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XVI-XVII secolo

Questa sala era l’aula consiliare del comune ed attualmente funge da anticamera dello studio del sindaco. Le pareti sono tutte affrescate con episodi e personaggi della storia cornetana e questi dipinti sono databili tra i secc. XVI e XVII: sembra siano opera di C. Donati, ma la documentazione dell’Archivio Storico riporta anche i nomi di altri artisti che vi prestarono la loro opera negli anni 1629-36, mentre ulteriori interventi si ebbero sul finire del sec. XVIII. Tra il 1980 ed il 1981 venne eseguito un importante restauro.

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Sala Consiliare

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Sala Consiliare

anni ’60 del ‘900

L’attuale Sala Consiliare venne realizzata negli anni ’60 dello scorso secolo, dopo aver demolito le strutture preesistenti di quello che era stato il Teatro Comunale. Si presenta come un’ampia aula, con copertura a capriate in legno, le cui finestre si affacciano su entrambi i lati del Palazzo, sulla Piazza e su via S. Pancrazio. Alla destra della porta d’ingresso sono visibili i resti di un affresco proveniente dalla Sala Capitolare del convento di S. Marco, distaccato ed ivi trasferito per riportare alla luce un altro affresco più antico ad esso sottostante, entrambi rappresentanti una crocifissione con santi.
Sulla parete di fronte si possono ammirare tre grandi opere (pastello su carta) del pittore cileno S. Matta (Perché le vittime vincano, 1974), donate dall’autore al comune di Tarquinia per la Sala Consiliare nel 1975, nonché i resti di un affresco, testimonianza dell’antica cappella del palazzo. Oltre ad essere la sede del Consiglio comunale, la Sala spesso ospita eventi culturali quali conferenze, convegni, concerti ed eventi legati al prestigioso Premio Cardarelli.

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Palazzo Vipereschi (sede dell’Università Agraria di Tarquinia)

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Palazzo Vipereschi (sede dell’università agraria di Tarquinia

secolo XV

Questo edificio viene costruito utilizzando parzialmente la struttura del palazzo rinascimentale dei Vipereschi (sec. XV) e risale agli anni del pontificato di Pio V (1775-99). L’esecuzione fu affidata a P. G. Massei, decano dei Conservatori della città di Roma nel 1782. Sul lato del palazzo che si affaccia su via della Salute è ancora visibile un finestrone con l’insegna della famiglia Vipereschi ed iscrizione. Dal 1627, durante il pontificato di Urbano VIII, il palazzo, trasformato in carcere, iniziò ad ospitare gli ecclesiastici che si erano macchiati di colpe, ed era conosciuto col nome di Ergastolo o Pia Casa di Penitenza.
Nel 1728 l’edificio venne restaurato e con l’annessione di Corneto al Regno d’Italia nel 1871 perse la funzione di carcere: nel 1878 divenne la prima sede del Museo Civico, poi divenuto Museo Nazionale, fondato dal Comune e dall’Università Agraria. Nel 1875 Giuseppe Garibaldi, durante la sua visita alla città, vi venne ospitato: l’episodio è ricordato nell’iscrizione della lapide sottostante al busto dell’eroe risorgimentale collocato sulla facciata dell’edificio. Attualmente è la sede dell’Università Agraria, importante ente che ha principalmente il compito di amministrare i terreni e gli immobili appartenenti alla comunità cittadina, nella tradizione degli usi civici.
La facciata si presenta armoniosa, con grande equilibrio nella distribuzione degli elementi formali, e risente dell’influenza neoclassica. Nel corso dei lavori di pulizia dello stabile è stata scoperta una cisterna, della quale per mancanza di fonti storiche non si conosce il periodo di realizzazione. É collocata alla fine del corridoio centrale d’ingresso, al di sotto del piano di calpestio, e composta di tre ambienti: due locali di filtraggio e una camera di conserva, alla quale si accede da un pozzo che si apre sull’attuale piano di pavimentazione.

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